Leprotto

« (…) A notte inoltrata, quando la talpa passò ai piedi del castello, li vide lassù, all’ottavo piano nel chiarore della luna, il leprotto Antonello e il principe Rosolaccio, addormentati uno accanto all’altro, rasserenati. E seppe che presto, da una valle in cui era lecito amare chi si ama, un principe azzurro sarebbe arrivato al castello. »

Il leprotto Antonello (testo PDF)

Mi chiamo Rosolaccio. E Giscafredo era il mio grande amore”, disse respirando piano e chinando la testa il principe triste; “Era un principe venuto da Lontano, con un manto rosso e il vento tra i capelli. La sua partenza mi ha lasciato senza fiato. Ma ho dovuto rinunciare al suo amore spaccamontagne, perché nel paese di Lontano da cui Giscafredo era giunto un giorno su un cavallo nerofumo, il primo giorno di primavera, ogni principe deve sposare una principessa. Così è, così è scritto, così ha fatto. Niente cambia questo destino”. Buffa cosa, si disse il Leprotto Antonello, per lui era chiaro che l’amore è quel che è, c’è quando c’è, se Rosolaccio amava Giscafredo e Giscafredo amava Rosolaccio, le ragioni per separarli – si trattasse pure della principessa più radiosa – sarebbero tutte state ridicolaggini. Lo disse al principe e lui sorrise d’un sorriso stanco. “Anch’io lo credevo, ma Giscafredo non ne ha avuto la forza; un giorno il destino scritto da altri per lui gli è risalito su dalla pancia, ha invaso i suoi occhi di angoscia; e non c’era più niente da fare. E’ montato a cavallo, non si è voltato e si è allontanato nell’inverno che ormai era alla fine”.