Poesia

Di rabbia / De rage, italiano-français, versione française par Mathilde Vischer, intervento artistico di Andrea Gabutti, Bellinzona, Edizioni Sottoscala, 2010.

Perché le parole uccidono e questo lo so. Non come sassi che lapidano. Come monete a due facce. Se mostri la faccia che ride, non ti salvi. Se mostri la faccia che dice hai paura. Parce que les mots tuent, cela je le sais. Pas comme des pierres qui lapident. Comme des pièces ils ont deux faces. Si tu montres la face qui rit, tu ne te sauves pas. Si tu montres la face qui dit, tu as peur.

Ascolta la performance – écoute la performance (Galleria Balmelli, 2010)

Verso Nord, composizioni di Mauro Mantegazza (eseguite con Patrizia Mantegazza, contralto), Viganello, Alla chiara fonte, 2009.

Ma non è il tempo / che fa paura, né la morte / col suo gioco di specchi e desideri, / è questo rarefarsi dell’oggi, / a mano a mano che ieri si raccoglie / nell’imbuto delle parole. Un lutto immenso, / e non c’è nemmeno un volto amico, / tra i morti o tra i viventi.

Vento, introduzione di Stefano Raimondi, Faloppio, Lietocolle Libri, 2004.

(…) Con una voce salda e sconcertante queste poesie innescano con il lettore un’immediata empatia dialogica, inquietamente invasa da un linguaggio carnale, concreto e, al contempo, teso e lirico. In dieci stanze corali, l’autore ci conduce attraverso il regno dell’atroce perdita, nella constatazione di un chiara necessità di riscatto e di pareggio con i baudelairiani (da notare l’esergo iniziale) morti, anch’essi mai deprivati dai « grandi dolori ». (…) Vento è un canto doloroso e crudele, un soliloquiare in comune con il mondo. Ma è anche un tentativo estremo di condivisione di fantasmi riaffioranti che chiedono spazio e luoghi per essere visti e cacciati. È la complicità che il poeta ci domanda in quanto lettori/fratelli. Un atto duro e violento di responsabilità di fronte a parole tolte per verità dalla chiacchiera e per autenticità dalla mestizia del senso. 

Dall’introduzione di Stefano Raimondi

Canto oscuro e politico, in « Settimo Quaderno di Poesia italiana », introduzione di Franco Buffoni, Milano, Marcos y Marcos, 2001.

Quanto alla madre, inchiodata nel passato, / il suo grido via via si fa più fioco, / presto morrà, del sonno quieto dei viventi / e notte dopo notte il gridare andrà perdendosi. // Quanto ai padri, per loro, / non ci sarà la folgore / né castigo, soltanto il lungo esilio / della terra più volte inseminata. // L’esilio che ho fuggito: / maschio tra i tanti, nel greto della notte, / oscuro canto e politico. Rivolta contro me stesso.